Il timido equilibrio tra il singolo ed il numeroso.

Il timido equilibrio tra il singolo ed il numeroso.

 

Negli ultimi tempi gli obiettivi di interesse della mia vita stanno mutando in modo notevolmente considerevole, e tutto ciò porta i miei testi ed il mio pensiero in una direzione più quieta e calcolata, meno emotiva e romantica.
Ho iniziato il mio percorso gnoseologico identificando come prima tappa di esso l’Io. Ho vissuto tempi di follia in un’età in cui o la follia è funesta e cronica ( patologica ) o è lasciata da parte e minimamente conosciuta, sentita, ipotizzata. La mia esperienza con la follia è, invece, diventata un’esperienza di ricerca dell’inconscio nei miei comportamenti e nelle mie più profonde emozioni.
Ho sperimentato e sofferto l’auto analisi più lucida che un uomo possa esercitare su di sé; è un vissuto forte ma istruttivo. Classificherei, così, questa fase come ” filosofia dell’Io ” in cui l’approccio non si può dichiarare scientifico e quindi psicologico, in quanto crea un sistema conoscitivo che discerne dalla sperimentazione scientifica schierandosi nella dicotomia più evidenziata del panorama filosofico e psicologico.
Questa fase di auto presa di consapevolezza è un’azione di coraggio che un qualunque uomo può e deve fare, in quanto, questa azione, permette non solo di conoscere se stessi, bensì permette di conoscere i pensieri ed i disagi dell’uomo più intrinsechi nel suo atteggiamento quotidiano. Si impara così bene a sensibilizzare il proprio occhio alle proprie falserie che lo stesso organo riconosce dopo poco, per esperienza percettiva, le falserie degl’altri occhi e degl’altri gesti. In questo momento della lettura un occhio critico e sensibile avrebbe certamente notato una transizione tematica: l’occhio non posa più la sua fiamma lacerante solo su di sé, ma la posa su tutta l’umanità che cada sotto il suo mirino, e questo è lo scenario che ora si propone nella mia vita con tenacia ed irriverenza. Dando tempo al tempo parlerò anche del rischio che si corre posando troppo il proprio interesse analitico sugli altri uomini. Perciò ora quel ragazzo auto critico si sta distaccando con aria mistica da sé, con la stessa divinità con cui l’anima si stacca dall’umile sofferenza del corpo nelle pratiche ipnotiche. Così le proprie dinamiche emotive e di approccio sociale non sono più oggetto di studio, sono invece strumento di studio e di cura: di studio perché l’ormai interiorizzata ed acuta percezione delle più infinitesimali espressioni corporee delle emozioni e dei pensieri si è sviluppata ed è applicabile su qualunque essere umano, di cura perché distogliendo l’attenzione dalle proprie dinamiche le si può vedere con maggiore obiettività, in quanto la propria mente è situata su più settori esterni che interni e vede il suo lato nascosto da fuori, senza vivere il pericolo che forze interne possano scaraventarla dove fa male cadere. In questo modo ci si osserva da spettatori con il diritto ed il potere di intervenire sulla scena. Premetto che i settori operativi non sono totalmente esterni a sé, perciò si conserva una sufficiente parte della prima fase che sorregge la seconda.
Ora potrei parlare di come un uomo che si guarda intorno può essere spettatore di ciò a cui partecipa ora anche passivamente, ma farei un salto troppo in là che ora nemmeno io stesso potrei sostenere e reggere.
Ho intenzione ora di guidare un giovane uomo come me in luoghi che io sto vivendo, prima che lui possa caderci spinto da venti sfavorevoli e non amici.
Se si è superata la prima fase ci si trova ora pieni di sé in un mondo che ci vede vuoti, e come allora poter insediare nell’altro l’immagine che si ha di se stessi? Creandola! In questo suggerimento sto mettendo a nudo me stesso perché consapevole del fatto che i molti mi vedranno coperto e che i pochi vedranno la mia nudità d’animo scoprendo la loro stessa bellezza.
Si diceva perciò che vi è la necessità fisiologica di creare un equilibrio sostanziale tra i rimasugli della prima fase e l’appartenenza alla seconda, quella sociale.
Ponete attenzione alle mie parole e sentitele come se fossero uno spiraglio di luce dopo anni di buio ormai tristemente goduto, e seguitemi.
La più grande virtù di cui potrete mai vantare il possesso è la protezione e la custodia delle vostre parti più intime ed alte, e dall’altro lato la più artigiana capacità di plasmare voi stessi per godere di piccole emozioni che spingono l’animo in una illusione gestita e non troppo pericolosa in termini di dipendenza.
Così, giunti ad una ormai personalmente imposta necessità di partecipazione alla vita sociale, nascerà inevitabilmente in voi il desiderio di vedere riflessa nel prossimo l’immagine forte e fiera che in voi si è sviluppata nel tempo, perché di voi sarete oramai inebriati e forse troppo innamorati, e si sa bene che ci ha troppo amor proprio sente il bisogno fisiologico di donarlo agli altri.
In questo modo dovrete giungere al passaggio conclusivo della trasposizione dei vostri valori, esprimendoli artisticamente distorti negli altri. Ora prendete la vostra libido, la vostra più soddisfacente e dolce aspirazione, chiudetene gran parte in una cassaforte e poi filtratene un decimo tramite un’immagine sociale imponente che vi sarete creati con accuratezza, ed esplodete, esplodete come foste dinamite, allo stesso modo in cui ne parlava Friedrich, ma sentitevi più alti di lui che ha fallito nella sua architettura personalistica, cadendo preda della sua prima fase in cui nessun uomo può vivere, impazzendo con sé ed in sé. Superatelo come lui voleva faceste. Diventate cinetica tra l’oceano e rivelate il vostro mollusco solo in punto di morte quando sarete ormai socialmente immortali, perché il mollusco, a differenza della robusta conchiglia, è troppo delicato per rompere da solo l’oceano che ha leggi fisiche proprie ed immutabili.
Avrete così trovato l’ideale equilibrio tra il singolo ed il numeroso, un equilibrio timido e matematico, che vi permetterà di governare la geometria sociale di questa stravagante epoca.

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