Sole, vento e velocità

Sole, vento e velocità

 

E allora mi apprestavo a camminare… Come ogni tardo pomeriggio la spiaggia era bella e spaventosa, libera ma grande, infondo questo l’ho sempre pensato, troppa libertà mette paura un po’ a tutti, e questo è il caso della spiaggia. La sabbia… la sabbia era tanta, troppa per poterla immaginare, e ci sprofondavo nella parte asciutta con abbandono, irrigidendo i muscoli giusto il necessario per non caderci, indirizzato verso il bagnasciuga, nel quale oramai i miei piedi avevano sostenuto il mio peso troppe volte per non conoscerne la densità e la consistenza.
Iniziai a correre, ma la corsa della domenica non è mai come quella degli altri giorni, e sopratutto non lo era quella corsa della domenica, avevo il desiderio di correre con la tenacia di un leopardo in un passo accelerato, era splendido! Sentivo i miei piedi battere sulla sabbia dura e bagnata scandendo un ritmo che ricordava quelle musiche africane, battute su tamburi di pelle animale che creano quell’atmosfera di festa animalesca intorno al fuoco, capite? L’accelerazione era sempre maggiore, il vento tra i capelli mi faceva morire perché contrastava il caldo del mio corpo e del mio sudore, il Sole era rosso e caldo, come un melograno, e mi chiamava sorridendo chiedendomi di raggiungerlo, ed allora volevo raggiungerlo! Il tessuto muscolare iniziava a rompersi e percepivo vagamente il dolore dell’acido lattico, però la mia mente era troppo potente in quel momento per poter soccombere alla leggerezza di un banale dolore fisico.
Ero un animale, e con naturalezza e stupidità compivo un’azione che era solo fine a se stessa, correre per correre, per realizzare quel movimento nello spazio che ci rende qualcosa e ci permette di modificare il mondo ed il suo andamento statico, fluido, disinteressato.
L’accelerazione continuava graduale e risuonavano nella libertà della spiaggia i suoni dei battiti dei piedi: che musica!
Corsi credo cinque o sei chilometri in perpetua e continua accelerazione, vivendo i minuti più belli della mia vita, in cui esistevamo solo io ed i principi del mondo, spazio e tempo, che giocavano a distorcersi l’un l’altro per confondermi. Ovviamente caddi, caddi privato della mia vitalità fisica morente, respirando molto. Era il momento più bello della mia vita, semplice e doloroso… e che bella, che bella la stupidità.

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