La musica nella poesia…o la poesia in musica?

La musica nella poesia…o la poesia in musica?

 
 

Da grande appassionata di musica, ho deciso di parlare con voi di questa forma d’arte meravigliosa.
 
Forma d’arte che talvolta, quasi in modo magico, si va ad intersecare, ad incontrare con la poesia creando così un’ulteriore forma d’arte che va “al di là”. Che la poesia abbia una sua musicalità è ben noto e risale a tempi remoti, e che questa sia tra gli elementi essenziali è un dato più recente; voglio citare una frase di Edgar Allan Poe che “la musica è come l’idea della poesia”. Secondo lui, infatti, la sonorità della lingua non deve avere più una funzione marginale ma diventare fondamentale; in un certo senso è come se avesse messo in discussione la gerarchia dell’arte. Tale tesi è già presente a fine Ottocento quando Baudelaire, parlando di Wagner, sostiene che la musica di quest’ultimo anche senza un testo riesce a suscitare delle emozioni. Non solo Cautelare, ma anche Schopenhauer, ribaltavano quella che per secoli è stata una gerarchia inconfutabile e quindi colloca all’apice di una scala virtuale (usando un termine attuale) la musica. In proporzione, più si affermava l’arte dei suoni, più corrispondeva una crisi della poesia.
 
Tornando ai giorni nostri, sono fermamente convinta che la musica sia poesia; della stessa opinione è un grande artista italiano Roberto Vecchioni, che in occasione della cittadinanza onoraria conferita all’ a Cervia, rispose, ad una giovane e ad una domanda di un giornalista, sostenendo che è un tempo era la metrica a dare musicalità alla poesia, ora la musica, con la sua poetica i suoi svincoli, ha sostituito quel modello: il cambiamento testi e poesia è fondamentale. Vorrei, quindi, soffermarmi su un artista che, a mio parere, si possa considerare un poeta musicista: Fabrizio De Andrè. Prendendo una canzone a caso quale sia la canzone di Barbara ritroviamo un brano rappresentante tutta la poetica ricorrente dell’artista, che, nelle sue canzoni, parla dell’amore senza vincoli ne formalità; nello specifico, in questo brano si parla dell’amore libero che può anche ferire o andare controcorrente; inoltre descrive Barbara alias “bocca di fragola e miele”; nonostante il testo forte ne scaturisce una poetica dolce e delicata: Barbara che non vuole sposarsi perché sa che ogni letto di sposa sia fatto di ortica e mimosa, metafora superlativa delle difficoltà matrimoniali in poesia. Giovane donna non vuole vincoli ed è anche disposta a farsi odiare. Correva il 1967 nei tempi di De Andrè ove e per cui un testo forte, fortissimo si sia trasformato insieme alla musica; la musica infatti permette, insieme ad un adeguato test,o di affrontare tematiche varie rappresentate egregiamente da De Andrè che osava parlare anche di guerra ne la canzone di Piero: pezzo che rimase in una sorta di limbo per parecchi anni.
 
Vi invito ora alla lettura del testo senza ascoltare la canzone; vi esorto, poi, a chiudere gli occhi e ad ascoltare il brano; lasciate fuoriuscire tutto, ascolterete il vostro cuore.
Questa è poesia: poesia in musica.
In conclusione, reputo che la poesia attuale sia prevalentemente in musica.

 
 
 

Chi cerca una bocca infedele
che sappia di fragola e miele
in lei la troverà
Barbara
in lei la bacerà
Barbara.
 
Lei sa che ogni letto di sposa
è fatto di ortiche e mimosa
per questo ad un’alta età
Barbara
l’amore vero rimanderà
Barbara.
 
E intanto lei gioca all’amore
scherzando con gli occhi ed il cuore
di chi forse la odierà
Barbara
ma poi la perdonerà
Barbara.
 
E il vento di sera la invita
a sfogliare la sua margherita
per ogni amore che se ne va
lei lo sa
un altro petalo fiorirà
per Barbara.

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
 
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
 
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l’inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
 
fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po’ addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
 
ma tu no lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
 
e mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
 
sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
 
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
 
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbraccia l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia
 
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
 
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
 
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all’inferno
avrei preferito andarci in inverno
 
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
 
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.

 
 
 
 

Related posts

Fenomenologia di Carl Brave e Franco 126

Fenomenologia di Carl Brave e Franco 126

  Nell'ultimo mese circa in Italia è scoppiato un nuovo fenomeno musicale: si tratta del duo romano composto da Carl Brave e Franco 126, due ragazzi cresciuti a Trastevere che hanno deciso di iniziare insieme ad altri amici a fare musica, e lo hanno fatto con costanza fino a diventare in...

Brevi pensieri sociali #2

Brevi pensieri sociali #2

  Nietzsche è, non solo in quanto filosofo bensì in quanto educatore morale, un momento del percorso che un intellettuale deve compiere. Tuttavia va riconosciuto che non può essere il momento ultimo. La condanna cinica che opera nei confronti del mondo è un peso troppo grande da sostenere...

La necessità di rinascita della politica giovanile

La necessità di rinascita della politica giovanile

  La morte della politica nel mondo giovanile   Oramai è chiaro: i giovani non si interessano di politica, anzi la disprezzano, percependola come un mondo lontano e noioso che non influenza la loro vita e per cui, di conseguenza, non provano alcun genere di interesse, né si sentono...

Leave a comment