Morente uomo, morto Dio

Morente uomo, morto Dio

 

Amici miei, uomini miei, anime mie! Sono morente… sono morente perché il mio corpo è deteriorato, sono morente perché la mia pelle cade vinta dalla forza di gravità e mi sorprendo solo del fatto che non se ne stacchino dei pezzi, sono morente perché le mie cellule hanno esaurito le risorse biologiche di cui nutrirsi per rendermi un’entità autonoma che slegato da ogni fonte di energia vive. La mia carne è morente, le mie ossa sono decrepite e reggono a malapena il mio tuttavia modesto peso, il mio viso ha totalmente perduto ogni resto della mia fisionomia facciale che mi rendeva così bello ed attraente, mi rendeva l’impersonificazione del fiore della vita, mentre ora sono la realizzazione della perfidia nichilista della vita.
Insomma le onde vibranti del mondo fisico hanno corroso la mia integrità materiale, e ne hanno fatto un manifesto della deteriorazione, mentre esse imperterrite ed egoiste continuano il loro percorso imperterrite, perpetuando la loro esistenza senza rendere conto a noi, creatura della loro energia cinetica, che chiedono dal principio dei tempi le ragioni della loro condizione privilegiata.
Nonostante questo, nonostante il mio stomaco sia ridotto ad una sacca di morte, io sono venuto tra voi, morente, a dirvi la verità, nulla oltre e null’altro. Vengo nei miei giorni ultimi di esistenza e di presenza in questo mondo per raccontarvi la verità fondamentale della vita: il numero 2 è tutto ciò che di più brutto l’uomo ha prodotto.
Due uomini, nel principio dei tempi, ebbero la malsana idea di ragionare sulle cose, ed essendo loro solo due ebbero una tale superficialità da produrre due frecce di eguale direzione e di opposto verso, che spiegassero la realtà, e così Dio, rispettando il principio di libero arbitrio li dotò di un’intelligenza che gli permettesse di pensare e ragionare unicamente sulla linea prima, quella unidirezionale e biversale. Essi sono Adamo ed Eva della mente, sono coloro che l’umanità deve incolpare per averla condannata alla miseria, come a quella dell’animo nella religione, a quella della logica nella filosofia ed in ogni altra opera culturale umana.
L’uomo dalla sua esistenza ragiona su questa linea, scemo come la morte e cieco come la vita, senza rendersi conto che deve rinnegare ed uccidere quei due uomini, generandone il figlio: la creatura disumana. E la creatura disumana non è tale perché si abbassa all’animale, ma bensì perché si eleva oltre l’uomo, e mai l’uomo ebbe tale intuizione, ovvero di elevarsi oltre sé. Alcuni uomini della storia ci provarono, cadendo però rovinosamente nella loro stessa trappola, condannando perciò una parte degli uomini, e non l’uomo stesso. Ci provò Nietzsche, per ultimo, maledicendo il cristianesimo, che però lo fece affondare nella povertà dinamica e nella follia psicologica. Io condanno quei due uomini, e li uccido con la spada dello spirito dialettico, che si eleva oltre i cieli per rompere le pareti dell’universo.
Fino ad ora, noi uomini, abbiamo sempre ragionato in due direzioni: razionale ed irrazionale, tutto e nulla, religione ed ateismo, destra e sinistra , alto e basso, bianco e nero. La soluzione però non sta in mezzo, sta oltre. Nè oltre sopra, né oltre sotto, né oltre più verso un lato, né oltre verso l’altro lato.
E allora gli uomini dovranno uccidere loro stessi, tutti dovranno uccidere tutti, e dovranno lasciare, secondo un ultimo principio democratico, un solo uomo. Questo uomo dovrà parlare con Dio, e convincerlo ad avere una seconda possibilità. Nella seconda possibilità egli creerà la terza via di pensiero, che spiegherà il paradosso della vita ed il nichilismo del numero 2, che blocca l’uomo su una linea, su un’orizzonte, ad est e ad ovest.
In quel momento i monti crolleranno, i cieli voleranno su e la terra si sgretolerà. In quel momento l’uomo creatore sarà creato, da sé e per sé, fuggendo dalla gabbia e dalla prigione della fisica.
In quel momento, troverà dinnanzi a sé Dio, e loro due combatteranno, per aggiudicarsi il trono della nuova vita. In quel momento l’uomo vincerà, ferendo ad una gamba Dio che morirà presto.
Ci si renderà conto che, in quel momento, saremo diventati Dio, e che Dio, infondo, era poco più che un uomo.

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