L’individualismo come soluzione comunitaria

L’individualismo come soluzione comunitaria

 

La società interfunzionalista, per sua definizione, vive un paradosso ed una contraddizione che non le permettono in alcun modo di esistere coerentemente, e perciò di esistere in un modo in cui essa sia realmente funzionale non ai vuoti ed ai disagi dell’individuo, bensì al desiderio sano e vero di felicità che l’individuo istintivamente e naturalmente ha. Il suo paradosso sostanzialmente è che la sua struttura finge di essere una struttura comunitaria, unitaria, socialista oserei dire, perché propone di creare dei legami ( un’infinità di legami ) che dovrebbero unire le persone in una dimensione sociale calda, familiare, sicura; in realtà questa dimensione diventa una squallida ed umida stanza in cui un numero eccessivo di persone cerca di sopraffare gli altri e se stessi per raggiungere uno stato di soddisfazione completo e duraturo, mentre diventa una continua ed affannosa ricerca della felicità che non giunge mai ad una conclusione, o ad una condizione che si presenti abbastanza omogenea. La forza alimentatrice di questa ostentata ricerca è la parvenza di felicità, di cui Bauman ha diverse volte parlato:

 

L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità “autentica, adeguata e totale” sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. “ ( L’arte della vita, Laterza, 2010 )

 

A questo punto, come più volte è capitato di fare in questo saggio, nasce una banale ma sensata e doverosa domanda: e dopo? Una volta estinta la società interfunzionalista, una volta disintegrata nella sua radice dialettica e psicologica, qual è il passo successivo da compiere per far sì che non si corra il rischio che le forze economiche e politiche facciano ritornare il bisogno di vivere in funzione dell’altro? Come evitare una ricaduta da questa malattia morale ed etica? Uno dei modi, come si è visto, è la riscoperta della filosofia come energia motrice dello spirito umano, in modo che l’individuo possa colmare i propri vuoti esistenziali e la povertà di senso della vita con un’attività intellettuale costruttiva e nella sua essenza strutturale, che deve creare perciò una struttura nell’uomo; una struttura morale sì, ma psicologica prima di tutto: questo è l’antidoto al finto collettivismo!
Il secondo passaggio che è poi importantissimo, ed è la parte propositiva di questa argomentazione e questo ragionamento che assieme stiamo facendo, è il reale senso di comunità.
La nostra società post-moderna ha per molto tempo saputo dare l’impressione che la spinta centrale che la muove è l’unità, l’uguaglianza, il solidarismo, il socialismo. Queste forme di comunità o comunque questi tentativi di creare una comunità sempre più vicina e solida sono falsi, e svelare queste falsità è un compito che tanti altri hanno sentito e che mi costringe , per mia natura, a contraddire. Come diceva Nietzsche:

 

Io contraddico come mai fu contraddetto, e tuttavia sono il contrario di uno spirito che dice no. Io sono un gaio ambasciatore come nessuno lo fu […]; solo a partire da me c’è di nuovo speranza. “ ( Ecce Homo, Feltrinelli, 1994 )

 

Non ho sicuramente la pretesa di porre me stesso come unico portatore della verità e della speranza, né tantomeno di essere stato l’unico, o il primo, ad avere rivelato cosa non è vero, in quanto altri prima di me hanno avuto il presagio della condizione grave che il nostro tempo vive ( Nietzsche per primo ), ma posso riconoscere di non volermi fermare alla critica. Il mio volere, la mia azione, è delineare con attenzione ed ossessiva minuziosità come questa società opera, come i finti e stolti artisti usano le pennellate, quali colori ( cupi ) loro usano per dipingere le loro decrepite tavole, in modo che quando si guarda un’opera umana, chi ha letto questo libro sappia riconoscere la poca virtù, la malattia, la debolezza. Avrete sviluppato, in tal momento, l’occhio di chi ha visto molto di buono e di cattivo e sa distinguere l’uno dall’altro, come il sommelier sa scovare il vino malandato o di scarsa qualità nonostante sembri bello, e per fare ciò è necessario averlo bevuto, è necessario essersene ubriacati svariate volte, mangiandoci assieme anche del buon cibo che rende più difficile riconoscerlo, perché non sempre il male supera il bene. Arriverà un momento nella vostra vita, in qualsiasi attività svolgiate, in cui avrete difronte il dovere di fare una scelta, e spesso si cercherà di mescolare a ciò che è marcio qualcosa di intenso, di forte, che possa sovrastare il sapore di ciò che di decrepito vogliono offrirvi, ma avrete abbastanza esperienza, e la vostra lingua sarà abbastanza allenata da saper riconoscere la qualità dei minimi ed infinitesimali stimoli che riceverete.

 

Insomma, una volta debellato nelle sue fondamenta l’interfunzionalismo, urge la necessità di creare un nuovo sistema sociale, un sistema di relazioni basato su qualche cosa di vero, di concreto, di solido e sopratutto di sicuro, per evitare di tornare sull’incertezza di cui Bauman parla e di cui prima ho citato un passaggio. La struttura successiva deve godere, in primo luogo, della coscienza del male passato, deve avere ancora dentro il cuore il segno del vuoto della morale, deve sentire l’odore nauseante fuoriuscire dal suo corpo per potersene disinfettare, e questo serve perché la legge del vuoto va sostituita con il principio di pienezza individuale. Ogni uomo che abbia superato l’ultima era umana, quella interfunzionalista, deve essere educato all’autosostenibilità, egli deve imparare a sopravvivere da solo dal punto di vista emotivo e psicologico, la sua struttura interiore ovvero deve essere tanto rigida e forte da prevenire aprioristicamente il male del bisogno. Abbiamo capito che il regime sociale di cui parliamo si nutre del bisogno di compagnia, del bisogno di identificazione, del bisogno di appartenenza. L’economia, l’intrattenimento, il divertimento e spesso anche il lavoro sono azioni svolte unicamente perché la propria mente ne sente la necessità prima, e sa comunicarci tramite escamotage psichiche che altrimenti non si vive, e non si riesce a vivere. Siamo governati dal vuoto che cerchiamo di colmare stupidamente, e ce ne parla Umberto Galimberti:

 

Dedicato ai giovani. Non a tutti, naturalmente. E non così tragico come gli altri vizi, perché nel giovane tutto è modificabile. “ Vuoto” qui allude al nichilismo giovanile come speranza delusa circa la possibilità di reperire un senso, inerzia in ordine a un produttivo darsi da fare, sovrabbondanza e opulenza come addormentatori sociali, indifferenza di fronte alla gerarchia dei valori, noia, spleen senza poesia. Incomunicabilità, non come fatto fisiologico tra generazioni, ma come presa di posizione. Un vuoto pieno di rinuncia, assordato solo dalla musica a tutto volume. “ ( I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003 )

 

In questo passaggio Galimberti descrive il vuoto nei giovani che rappresenta il nichilismo di questa stessa generazione, aiutandoci a inquadrare i tratti più importanti e centrali della questione.
Questo vuoto di cui Galimberti ci parla, però, richiede un intervento di correzione sostenibile, nel senso in cui chi lo riempie ha le capacità e le risorse per farlo in modo indipendente, potendo trasmettere queste risorse alle generazioni future, che potranno così godere di questa energia ( emotiva in questo caso ) senza dover dipendere dall’altro, senza dover dipendere dalla società e dalle sue sfrenate richieste.
L’unico modo per farlo è quindi, come avrete capito, tornare ad un vero individualismo, in cui nessuno dipende da nessuno nella costruzione della sua identità, e tutti si rapportano con gli altri per il puro desiderio di farlo. Si amerà solo perché la natura lo impone, e non per cercare qualcosa di sé nell’altro; si instaureranno amicizie per condividere esperienze, e non per condividere un’immagine sociale; si cercherà di fare grande la propria vita per goderne con carne, mente e spirito in solitudine, senza godere dell’invidia altrui. Ecco, allora, l’individualismo come reale soluzione comunitaria, per cui essendo tutti indipendenti ed autosufficienti, le comunità che andranno a crearsi si creeranno in modo sincero e trasparente, rendendo onore alla vita che va vissuta ricercando i piaceri personali, ricercando l’appagamento in se stessi e per se stessi. Noi singoli, tutti assieme, formeremo una reale e virtuosa società, senza il bisogno di amalgamarsi per creare un unico blocco che, in realtà, si chiama perdizione.

Related posts

Fenomenologia di Carl Brave e Franco 126

Fenomenologia di Carl Brave e Franco 126

  Nell'ultimo mese circa in Italia è scoppiato un nuovo fenomeno musicale: si tratta del duo romano composto da Carl Brave e Franco 126, due ragazzi cresciuti a Trastevere che hanno deciso di iniziare insieme ad altri amici a fare musica, e lo hanno fatto con costanza fino a diventare in...

Cosa rischia l’Italia se nulla cambia

Cosa rischia l'Italia se nulla cambia

  Il vento che soffia in Italia, come suggeritomi pochi giorni fa da un caro amico, ricorda molto quello che soffiava nei primi anni del secolo scorso, quando le piazze gridavano contro il governo, gli elementi estremisti della società iniziavano a riempire le strade e le azioni futuriste...

Brevi pensieri sociali #2

Brevi pensieri sociali #2

  Nietzsche è, non solo in quanto filosofo bensì in quanto educatore morale, un momento del percorso che un intellettuale deve compiere. Tuttavia va riconosciuto che non può essere il momento ultimo. La condanna cinica che opera nei confronti del mondo è un peso troppo grande da sostenere...

La necessità di rinascita della politica giovanile

La necessità di rinascita della politica giovanile

  La morte della politica nel mondo giovanile   Oramai è chiaro: i giovani non si interessano di politica, anzi la disprezzano, percependola come un mondo lontano e noioso che non influenza la loro vita e per cui, di conseguenza, non provano alcun genere di interesse, né si sentono...

Le lacrime e le soddisfazioni di Pasolini

Le lacrime e le soddisfazioni di Pasolini

  Pier Paolo Pasolini è stato un uomo, artista e intellettuale sofferente, prima di tutto. La sensibilità nei confronti dei fenomeni e delle dinamiche sociali che aveva sviluppato era notevole, e la critica giornalistica lo sapeva bene, mettendolo spesso al centro di dibattiti nazionali...

Il futuro sociale, politico, economico e culturale del mondo.

Il futuro sociale, politico, economico e culturale del mondo.

  La tecnologia progredisce di giorno in giorno. La percezione del tempo, dettata dalle scoperte scientifiche, è totalmente mutata. Il ruolo e l’utilità dell’uomo nel lavoro sono liquefatti e incerti. Partendo da queste considerazioni oggettive, è necessario che l’uomo si interroghi...

La differenza tra autostima e narcisismo

La differenza tra autostima e narcisismo

  In questo capitolo del saggio mi soffermerò sulla sottile e spesso impercettibile differenza che intercorre tra ciò che è virtuoso e ciò che è patologico. Una volta riconosciuti gli atteggiamenti di chi fa dell’interfunzionalismo un’arma di combattimento sociale, bisognerà distinguere le...

Brevi pensieri sociali #1

Brevi pensieri sociali #1

  La cultura postmoderna è affetta da una patologia ontologica-esistenziale: non si ha la capacità di distinguere l'immaginazione dalla realtà. In questo modo la sofferenza di vivere odierna è dettata dall'incapacità di accettare il fatto che modelli come il sogno americano, o ogni altra...

Il rapporto tra la liquidità baumaniana e l’interfunzionalismo

Il rapporto tra la liquidità baumaniana e l'interfunzionalismo

  Abbiamo visto, nel corso di questo saggio, come le modalità di inserimento e penetrazione sociale dell’interfunzionalismo somiglino spaventosamente a quelle modalità dialettiche e retoriche utilizzate nella storia per affermare la morale cristiana in un panorama sociale facilmente...

Leave a comment