Liberismo: violentato e poi trascurato

Liberismo: violentato e poi trascurato

 

Io son certamente troppo giovane per potermi esprimere su cosa è stato veramente il liberismo in Italia. Né conosco dettagliatamente la storia del Partito Liberale Italiano, né posso permettermi di conoscerla, perché certo è che la politica è una di quelle questioni che si possono conoscere nella storia ma che certamente vanno vissute. Non ho avuto la fortuna di vivere momenti storici in cui alcuni, i più innamorati, sentivano il sentimento della dottrina della libertà sulla pelle. L’unica cosa che mi resta da fare è leggere Benedetto Croce, ed imparare l’arte dell’intelligenza dal grande Luigi Einaudi.
Appurato perciò che lascio ad altri il ricordo del sogno della rivoluzione liberale, ho la necessità di far notare ai più di che cosa oggi è vittima il liberismo.
Ascoltando i talk show, sentendo parlare la sinistra e seguendo i discorsi di alcuni economisti si sente parlare di un fantomatico mostro che caratterizza le politiche economiche degli ultimi due decenni: il neo-liberismo. La questione è infondo simpatica perché il neo-liberismo è una di quelle cose di cui si sente tanto parlare ed a cui si associano accadimenti così differenti che forse nessuno sa darne una reale ed oggettiva definizione. E così si dice che la Grande Recessione del 2008, il presunto fallimento della moneta unica europea ed altri sconvenienti episodi economici siano stati causati da politiche definite neo-liberali. Io che cosa sia il neo-liberismo ancora non l’ho ben capito, forse perché da come lo si descrive si tratta solo del più deciso liberismo.
Il mio intento non è ora confermare o confutare la tesi sul fallimento del neo-liberismo, bensì il mio intento è far di nuovo notare quanto la sinistra, ma non solo, si permetta di essere ipocrita e quanto, oggi che si parla molto di post-verità, a suon di sentire pronunciati alcuni slogan finiamo per non capire più a chi appartengono e se è ideologicamente legittimo che così sia.
Alcuni giorni fa Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio italiano, ha parlato in alcune righe in un’intervista a Repubblica di che cosa vorrebbe per il Partito Democratico, dicendo che il partito deve rinnovarsi e che per lui la direzione da seguire è l’alleggerimento fiscale, un atteggiamento garantista nei confronti delle vicende giudiziarie in politica e non “ seguire a rimorchio i sindacati “ . Ora, o il mondo gira al contrario ed il relativismo ha preso parte nella realtà, o mi permetterete che è bizzarro che un uomo che si definisce di sinistra faccia queste affermazioni.
Le aliquote fiscali ribassate sono pane per i denti dei liberali. Il garantismo è sempre stato un’atteggiamento di destra, in difesa dei diritti dell’individuo. Se la sinistra non segue i sindacati, chi lo deve fare?
Vedete come è facile che questioni che infondo sono di buon senso, oltre che di destra, possano essere facilmente strumentalizzate da chi dovrebbe occuparsi d’altro, senza che la cosa getti più di tanta confusione. Il tema importante però è che nonostante il neo-liberismo sia descritto come male di ogni cosa, se ne attuano le politiche senza alcuna vergogna. Pensiamo ai voucher, sacrosanti anche se forse mal gestiti, ma di certo andrebbe riconosciuto il loro stampo di carattere liberale.
Eppure così non è, il liberismo sembra così di buon senso e scontato ma è continuamente criticato, criticato poi da chi ne attua o predica i principi. Il liberismo è continuamente violentato e poi trascurato dal mondo politicamente corretto, che ne sfrutta le previsioni di crescita e ricchezza per poi abbandonarle una volta arrivati al governo del paese. E poi insomma, siate coerenti e reali! Pier Luigi Bersani si definisce liberale, ammettendo forse una schizofrenia politica dentro sé. Va fatta chiarezza! La battaglia è sempre stata statalismo contro mercato, individualismo contro collettività, meritocrazia contro uguaglianza. Come si può provenire da una storia politica comunista e definirsi liberali? Diciamolo una volta per tutte, cosicché chi continua a far uso del povero liberismo la smetta: il liberismo è di destra!
La possibilità però che una vera rivoluzione liberale sia attuata c’è, perché il liberismo esiste e si muove tra gli spiriti del mondo intellettuale e politico. Cinematograficamente lo rappresenterei come una nebbia che vaga bassa per le strade senza farsi troppo notare, inumidendo leggermente chi vi si imbatte, ma senza farsi troppo notare. Ma arriverà, arriverà il tempo in cui quella nebbia diverrà onda gelida, e bagnandoci tutti con irriverenza ci sveglierà dal nostro sonno.

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