Le lacrime e le soddisfazioni di Pasolini

Le lacrime e le soddisfazioni di Pasolini

 

Pier Paolo Pasolini è stato un uomo, artista e intellettuale sofferente, prima di tutto. La sensibilità nei confronti dei fenomeni e delle dinamiche sociali che aveva sviluppato era notevole, e la critica giornalistica lo sapeva bene, mettendolo spesso al centro di dibattiti nazionali. Questa sua sensibilità si poteva leggere nei suoi numerosi editoriali sul Corriere in cui rifletteva sulla società, sul Potere del mondo consumistico, sull’omologazione della cultura.
Pasolini, nato nel 1922, aveva vissuto i tempi dei grandi ideali, da quello fascista a quello comunista, e aveva vissuto nell’adolescenza un mondo in cui le proprie idee coincidevano con l’identità di una persona, ed in cui un individuo rischiava di morire per difendere le proprie idee, e quindi se stesso. Aver vissuto questi tempi, probabilmente con una certa consapevolezza delle cose per predisposizioni naturali, ha provocato in lui del dolore nel vedere che la società italiana del secondo dopoguerra stava perdendo ogni forma di credenza, politica o ideologica, per lasciare che l’ideale del consumo la trascinasse, rendendola un soggetto passivo ed inconsistente.
Pasolini riteneva, in primo luogo, che il male della società dei consumi fosse l’omogeneità dei suoi componenti, che perdevano man mano ogni tratto distintivo di sé, il che significa che non è l’uomo a fare la società, ma la società a fare l’uomo. In questo senso, analizzando anche la situazione attuale, mi sento di dire che questo concetto può essere racchiuso in questa formula: non vi è più radicamento del pensiero nello spirito umano, altresì esiste un pensiero sociale, unico ed uniformato, che si radica in tutti gli individui.

 

In un suo articolo Pasolini fornisce al lettore la prova tangibile e visiva del fatto che nella società italiana del tempo ( ed ancor più oggi ) si fosse perso il desiderio di unicità dell’individuo e di distinzione dei gruppi sociali, desiderio che nasce non in senso gerarchico ma per ragioni di natura culturale ed intellettuale. A tale proposito egli scrive:

 

Quando parlo di omologazione di tutti i giovani, per cui, dal suo corpo, dal suo comportamento e dalla sua ideologia inconscia e reale ( l’edonismo consumistico ) un giovane fascista non può essere distinto da tutti gli altri giovani, enuncio un fenomeno generale.

 

Pasolini il fascismo l’aveva vissuto, e sapeva bene quanto esso mirasse a mutare profondamente ogni aspetto della persona: dal pensiero alle abitudini, dal carattere alle emozioni, dall’atteggiamento all’aspetto esteriore, e vedere un giovane fascista vestito ugualmente ad un giovane comunista gli faceva capire che i due, in realtà, non seguivano l’ideale fascista o quello comunista, seguivano invece l’ideale sociale del consumo.

 

Oggi più che mai questo si è realizzato, quasi nella sua totalità. Gli abiti sono i medesimi, i posti frequentati dai giovani sono comuni, la dipendenza dai social network è presente in tutti, anche nei finti anti-conformisti. Io ho diciannove anni, quasi venti, eppure ricordo che già dieci anni fa, quando Facebook esisteva ma non era ancora così diffuso, vi erano delle eccezioni per cui esistevano dei gruppi di giovani che si distinguevano e si identificavano precisamente, per il genere musicale preferito, per lo stile di vita aspirato, per lo sport frequentato, per l’ideale politico perseguito. Oggi invece, da quando i social network ed il Potere di cui parlava Pasolini hanno la possibilità di diffondere un messaggio ed un ideale a tutti, l’omologazione della società è completata, e la profezia di Pasolini si è avverata.

 

Non so se Pasolini sarebbe in lacrime nel vedere un mondo così o se sarebbe almeno minimamente soddisfatto della scientificità delle sue analisi, certo è che il mondo di oggi presenta tutti quei caratteri liquidi che già nella società degli anni ’60 e ’70 iniziavano ad essere visibili.

 

Un mondo come questo non può resistere intatto per sempre, per una semplice ragione: nonostante l’aspetto superficiale degli uomini stia subendo queste imposizioni, l’aspetto più profondo presenta ancora dei caratteri di unicità. Arriverà un giorno in cui per via di una rivoluzione politica, o di una guerra, o di un laceramento del tessuto sociale, tutta questa impalcatura instabile crollerà, e tornerà il tempo dei grandi ideali. Perché la storia è bipolare, e ad un mondo liquido ne seguirà uno solido.

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