La rivoluzione antropologica dell’amore

La rivoluzione antropologica dell’amore

 

L’amore è un tema su cui l’uomo s’interroga dal principio dei suoi tempi, in quanto è l’unico fenomeno naturale e reale che in visione religiosa, laica o atea fa nascere nell’uomo la speranza di raggiungere uno stato di felicità, e si propone in modo trasversale in quanto l’amore assoluto nella religione porta alla felicità come vita eterna, mentre in una visione atea l’amore è quell’elemento che addormenta lo stato di coscienza abbastanza da far dimenticare le cose brutte della vita, in ultimo luogo la morte.
Allora l’uomo si è sempre dedicato in modo ossessivo ed impegnato all’amore, che fosse nella letteratura, nella filosofia, nella psicologia o nella chimica recentemente, senza però mai riuscire a raggiungere un obiettivo culturale di oggettivazione dell’amore. Per sua natura l’amore non è oggettivabile, essendo la più pura rappresentazione del mistero umano, che si presenta in forma impercettibile, varia, mutabile, liquida e sentimentale quindi soggettiva.
E allora si è partiti dall’amore visto solamente come unione di due corpi che cooperano per mantenere in vita la specie e per riunirsi in un nucleo di persone che svolgono assieme le attività della vita, arrivando fino ad oggi in cui l’amore può essere ogni forma di esternazione delle passioni umane, che siano sentimentali e quindi nobili o che siano ormonali e quindi per loro ontologia più animalesche. Oggi però non sto scrivendo per fare la solita cantilena su quanto l’amore stia perdendo valore a detta di alcuni o su quanto il degrado morale stia disgregando la struttura solida della famiglia, anche perché questo pensiero banale ed irremovibilmente conservatore non mi appartiene, così oggi sfodero la mia passione liberale ( o libertaria che si voglia dire ) per proporre una svolta antropologica di carattere assolutamente progressista, che intreccia in modo incisivo le questioni psicologiche della vita.
Il progresso di per sé rappresenta un’evoluzione ed un superamento rispetto al passato per concorrere al miglioramento delle condizioni dell’oggetto che dev’essere sottoposto ad una spinta progressista, perciò partendo da questo è necessario analizzare qual è la condizione di partenza da cui deve avere inizio una svolta ed un miglioramento.
L’amore nella società attuale, e qui mi collego al concetto di interfunzionalismo, è spesso diventato un incontro tra due individui che per tentare di sfuggire al male caotico del mondo si rifugiano l’uno dentro l’altra, nella speranza che ci si tuteli reciprocamente. Questo scenario, dal punto di vista romantico o cinematografico può essere tuttavia apprezzabile, se non fosse per il fatto che si caratterizza per essere il sintomo di una società patologica, in cui l’amore è spesso un rapporto di dipendenza emotiva che ha, secondo la coppia, il dovere e la responsabilità di tutelare e curare la debolezza dell’altro. Quindi si investe spesso gran parte della propria emotività e del proprio nucleo vitale nell’altro, che ovviamente in un modo o nell’altro nel corso della vita si prenderà la libertà di tralasciare il compagno o la compagna, per continuare il percorso della vita senza di lui o lei.
Chi mi legge sa che io amo la libertà, e la colpa che l’amore oggi ha e per cui deve essere filosoficamente condannato è quella di privare l’individuo della libertà, e la libertà non si vieta solo dicendo al proprio partner che non può fare questo o non può fare quello, ma lo si fa anche solo vincolandolo sentimentalmente alle proprie debolezze.
Prima parlavo di mutamento antropologico, ed esso deve avvenire nel senso che la cultura, a partire da quella occidentale che è già propensa, devono nel tempo trasformare l’ideale ormai vecchio e faticoso di amore per farlo diventare un’azione nuova e limpida dello spirito umano, in modo che non sia utilizzato per nascondere le parti più difficili di noi stessi, bensì per esprimere noi stessi. L’amore deve essere un’aggiunta, e non un bisogno. Deve essere uno spazio che ci ritagliamo per investire le nostre energie in modo che ce ne ritorni qualcosa e in modo che accresca il nostro sviluppo morale ed intellettuale. Per fare questo, però, e qui dico forse qualcosa di impopolare, bisogna sposare alcuni tratti delle abitudini ritenute immorali che parte della società sta adottando. L’uomo, per essere libero in amore, deve assolutamente e rigorosamente sbarazzarsi del male dei mali: la gelosia. Questo comportamento malato per cui si temono le azioni del partner perché perderlo è come perdere se stessi, ci lega ad una spirale viziosa in cui ci si logora continuamente e lentamente ed in cui l’unico modo per essere rassicurati è chiudersi rispetto al mondo.
L’amore sarà un elemento positivo quando questa evoluzione antropologica sarà realizzatasi, cioè quando l’amore sarà qualcosa in più che ci aiuti a vivere e non che ci limiti e ci appesantisca. Questo compito è un compito che devono assumere le persone dotate di una certa sensibilità culturale ed apertura mentale, per far sì che la parte più bella della nostra vita ( l’amore appunto ) non diventi ciò che è, colorato di colori scuri ed angoscianti, ma che diventi la possibilità per distaccarsi dalla logica interfunzionalista e per arrivare a realizzare un sistema sociale che riconosca l’individualismo emotivo e psicologico come principio fondamentale per vivere in uno stato di felicità.

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