LA NOTTE

LA NOTTE

23/11/16

05.42.28

Tutto ebbe inizio una notte, ma era una notte delle tante? o era LA notte, unica e sola dove avevo iniziato a sognare? Iniziato, vi era stato un inizio? Sognavo ad occhi aperti, vedevo il buio a penombre di letto e coperta. Sapevo solo di essere lì nel letto ma non sapevo da quanto tempo e da dove vi fossi giunto. Si, avevo mia moglie accanto che dormiva ma lo era veramente? Non era una prova valida che io non fossi lì da sempre e questa era la mia sensazione, come se fossi un meccanismo di qualche macchina che era lì da sempre a svolgere una certa funzione e in questo caso, era quella di sognare. Sognare di avere vissuto questa o quell’altra cosa, di essere in procinto domani di viverne altre, ma domani vi sarebbe stato? Come poteva esservi un domani, in un luogo in cui stavo da sempre? Non avevo prove nemmeno degli ieri, se non che li avessi solo sognati. Avevo sognato anche i domani? o la sola possibilità che ci fossero? Che ci sarebbero stati?quanto avrei voluto toccare, vedere concretamente una persona qualsiasi del giorno vissuto prima per una prova tangibile che i miei ricordi non fossero solo sogno! Ma sarebbe poi stata davvero una prova? Tangibile? o ero lì a ripetere in eterno tutte quelle cose diverse che credevo di avere vissuto? Ero come intrappolato in un macchinario con l’incarico di tre o quattro funzioni che svolgevo in quello stesso momento, ma non riuscivo a ricordare di esserne mai uscito. Del resto, anche ora che scrivo non ne sono ancora uscito, sono qui che scrivo, ne uscirò? O se anche ne uscissi, un tutto me stesso resterebbe qui, in questa notte a sognarmi fare altre cose e altri domani? Che buffa faccenda il tempo! Non avevo prove alcune di niente, inoltre vi era anche la tristezza di una eventuale uscita dal letto, di dovermi lasciare lì, lasciare il mio corpo lì (e si sa, come noi del toro si ami molto il nostro corpo), lì, a sognare, mentre allora io “fuori” non sarei stato altro che una mia proiezione olografica, un protoplasma o immagine da corpo astrale, che gironzola per il giorno, per la vita? Per ritornare poi lì, come un vampiro, nel macchinario-tomba o riconoscere che non mi ero mai mosso e che sono ancora lì, anche ora che scrivo e in tutti i miei domani possibili? Ma poi perché ho scelto questa notte, per “sentirla” eterna e non un altra qualsiasi? Non ricordo altre come questa, ma certo, su quale base o criterio avrei potuto stabilire una differenza tra una notte o l’altra se ognuna non era che la ripetizione di se stessa? In fondo quello che cambia veramente è solo una certa consapevolezza, di starla sognando e basta. Se nelle altre non ne avevo coscienza, non poteva essere prova che non fosse questa stessa. Allora, in qualsiasi luogo io creda di essere, è soltanto la coscienza di essere lì, a farmi credere di esserci? Ma se quella coscienza fosse solo un ricordo, una memoria? Indecidibile faccenda e anche molto buffa, che tutti i personaggi che ricordo di avere conosciuto, resistevano molto, ad accettare che tutto sia un sogno adducendo che di ciò non vi sia prova alcuna, ed io sono qui a cercare le prove che il tutto non lo sia. È veramente buffo come la faccenda dell’esistenza di Dio o meno, se abbiamo deciso che Dio sia il tutto, eccolo lì, piuttosto, sarebbe da chiedersi la prova del fatto che “io” esista e purtroppo, tutte le cosiddette prove che gli altri mi hanno detto e dato della mia esistenza, come della loro, in realtà non mi hanno mai soddisfatto. Chissà come hanno fatto loro a trovarne di prove, che anch’Essi esistono, non hanno mai vissuto una notte così? Certo, se la ho vissuta ora, quando è questo ora?non sarebbe la stessa di ogni notte? Ma cosa ho vissuto ora? Soltanto la coscienza, mentre nelle altre no, ma era la stessa notte che vivevo a 2 anni e in tutti gli altri giorni, allora anche gli altri la hanno vissuta e la vivono, ma solo, senza coscienza

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