La necessità di rinascita della politica giovanile

La necessità di rinascita della politica giovanile

 

La morte della politica nel mondo giovanile

 

Oramai è chiaro: i giovani non si interessano di politica, anzi la disprezzano, percependola come un mondo lontano e noioso che non influenza la loro vita e per cui, di conseguenza, non provano alcun genere di interesse, né si sentono in dovere di farlo. Chi si interessa di politica in età giovanile è denigrato, visto come una parte alienata della società che non ha contatto con le parti sociali che definiscono l’identità della persona. Nella nostra società un giovane non si definisce pubblicamente in base alla sua ideologia politica, alle sue convinzioni filosofiche, alle sue passioni ed ai suoi interessi culturali; egli si definisce in base a quanto vive i luoghi di raduno all’insegna del narcisismo, a quanto è attivo sui social network, a quanto riesce a rispecchiare il tipo ideale che la cultura del consumo propone in modo dogmatico. I dati delle ricerche dicono che solamente il 6% dei giovani si dice attratto dalla politica, ed il 16,6% dei giovani si informa di politica meno di una volta a settimana. Questi dati sono raccapriccianti, pensando che solo 6 giovani su 100 si sentono interessati alla politica, e rendendosi conto del fatto che questi dati probabilmente peggioreranno le previsioni di partecipazione politica nei prossimi anni, già oggi piuttosto deludenti.

 

Perché ai giovani non interessa la politica?

 

Il disinteressamento da parte del mondo dei giovani nei confronti della politica non è una colpa propriamente appartenente al gruppo stesso, bensì proviene principalmente da due fenomeni sociali esterni. Il primo fenomeno nasce nel 1992, sfociando nel caso giudiziario Mani Pulite, che ha contribuito a creare il pensiero presente nell’immaginario collettivo che ha portato nella bocca della maggior parte degli italiani affermazioni come “ Sono tutti ladri “ e “ Votare è inutile, tanto non cambia nulla “. Sicuramente gli adolescenti di oggi, ricordando che cosa sentivano della politica nell’infanzia, potranno confermare ciò che ho appena detto. Essendo stati cresciuti sentendo ripetutamente queste frasi, di riflesso l’immagine sviluppatasi è questa, e di sicuro non aiuta ad accrescere l’interesse nei confronti della politica.
Il secondo fenomeno causa di questo disinteresse è tutto il mondo riguardante l’interfunzionalismo, i social network e il culto dell’ascesa sociale. Nella storia umana i punti alti di riferimento della vita sono stati tre: per una grande quantità di tempo è stato Dio, nelle sue forme e nelle sue credenze; in secondo luogo, ci sono stati i grandi ideali politici ( fascismo, comunismo, anarchismo ecc… ); oggi, l’oggetto di culto della nostra società è lo status sociale. Se la massima aspirazione era in primo luogo il paradiso, in secondo luogo la realizzazione del proprio ideale politico, oggi, in terzo luogo, la massima ispirazione di un individuo è scalare la gerarchia sociale per raggiungere il massimo grado di popolarità.

 

Che cosa fare per risvegliare l’interesse?

 

Prima di tutto la scuola, in quanto istituzione volta alla formazione della persona in senso emotivo, intellettuale e culturale, deve fornire agli studenti gli strumenti per la strutturazione di un pensiero politico critico, ovviamente in maniera apartitica, che stimoli l’interesse alla vita pubblica. Far capire fin dai primi anni di scuola che la politica ha un legame con noi e viceversa, e che quindi ciò che succede in Parlamento e nelle sedi del Governo ha poi dei risvolti nella nostra vita, fa innescare un processo non solo di volontà di interesse, ma di necessità di interesse. Secondariamente, gli stessi giovani, i singoli individui che partecipano alla vita politica, devono muoversi per la creazione di comitati e di gruppi che discutano e portino avanti progetti ed eventi. Io, in questo senso, opero nella vita quotidiana discutendo, parlando e scrivendo. Parlo con amici e conoscenti dei fatti della politica, leggo i giornali in compagnia ed avvio discussioni, talvolta anche accese, sui fatti e sugli ideali politici. Devo dire che l’unica cosa che mi spinge a farlo è il fatto mi faccia stare bene. Conoscere le cose del mondo che mi stanno intorno, discuterle, far sì che gli altri se ne interessino, mi rende fiero e mi sprona come persona, anche nella creazione dei miei progetti futuri. Perciò, oltre i comitati ed i progetti concreti, c’è la necessità di discussione politica. E’ necessario che social network come Twitter, che hanno un potenziale culturale spropositato, inizino ad essere usati per condividere articoli, per dire la propria idea, per raggruppare persone in gruppi di dibattito.
Nonostante ora sembri così, la politica non è noiosa, e non è da sfigati. Noi giovani viviamo in un mondo complicato ed ansioso, e sappiamo quanto sia difficile essere se stessi e trovare il coraggio per farlo. Nella politica ognuno è diverso, ed ognuno degno egualmente di rispetto delle proprie idee: uomini, donne, ricchi, poveri, acculturati, ignoranti… Tutto ciò non importa, ciò che contano sono le idee, e mi auguro che almeno una delle persone che leggerà questo testo, dopo averlo fatto, inizi a formarsi un’idea politica e inizi ad esprimerla, anche personalmente con me, se lo vuole. Sono sempre disponibile.

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