Gaia

Gaia

 
 

 
Gaia aveva intrapreso una vita che non avrebbe mai sognato di vivere. La svolta era arrivata in una sera in cui il cielo era cosparso di stelle come non lo era da lungo tempo ormai. Aveva pianto troppe volte guardando le stelle e quell’unica stella cadente aveva esaudito il suo desiderio: fuggire da quella vita che non era la sua. Una telefonata veloce, un biglietto ordinato su internet e le valigie subito pronte, quelle valigie fatte alla rinfusa e con rabbia per non tornare indietro nella sua scelta. Un ultimo sguardo a quelle quattro mura e alla sua vecchia vita e soprattutto a lei, in quello specchio che troppe volte aveva riflesso il suo viso triste. Sistemò un ricciolo ribelle, rosso come il sole al tramonto, il foulard e di corsa all’aeroporto verso un sogno vivo. Cosa sarebbe successo adesso? Cosa l’aspettava dietro l’angolo? Troppe paure e poche certezze. Finalmente arrivata si rese conto che era nata per questo e doveva solo afferrare le redini e partire. Un giorno di pioggia, uscita dal suo appuntamento di lavoro decise di andare a mangiare al pub, era stanca di stare sola a casa, dopo un mese era ancora immersa nel suo sogno e non conosceva nessuno. La città era troppo per lei, le mancava il mare e soprattutto di alzare lo sguardo e vedere il suo cielo. Stava li seduta a bere il suo calice di vino e sistemare il suo lavoro al portatile ascoltando musica nelle cuffie. Alzò gli occhi per un fugace momento a rimirare quel cielo cupo e triste, sperando di scorgere un barlume di sole … Cosa le stava accadendo? Dove era finita la Gaia che lei conosceva? Quel cielo cosa voleva da lei? Abbassò lo sguardo ed eccolo , il suo cuore sussultò, lo cercava da sempre e ora era li, accanto a lei e la guardava inconsapevole di tutto. Le si sedette accanto e le chiese: “non ho potuto fare a meno di notare il tuo sguardo verso il cielo … cosa fai da sola?” e lei gli rispose:” ammiro il cielo e spero che smetta di piovere”. Questa risposta suscitò in lui una risata. Gaia tolse le cuffie e la musica si diffuse intorno a loro. Lui le porse la mano e inclinando leggermente la testa le disse : “io sono Chiri e se non fossimo in un luogo pubblico ti inviterei a ballare sotto la pioggia”. Gaia abbassò lo sguardo e sorrise mestamente, sperando che lui non si accorgesse del rossore che le copriva le guance. Ancora non lo sapeva, ma quello sarebbe diventato l’incontro della sua vita. Fu tutto cosi naturale rimasero a parlare per ore dei loro sogni, della loro vita, delle loro aspettative … Per Gaia era come se lo conoscesse da sempre, finivano l’una le frasi dell’altro, continuavano a guardarsi negli occhi, era come se intorno a loro ci fosse il nulla … erano solo Gaia e Chiri e tutto ciò che sarebbe accaduto da quel momento in poi. Ora stava per cambiare tutto, ancora, di nuovo. Ma adesso la posta in gioco era troppo alta: avrebbe avuto la forza di affrontare ciò che le stava per accadere? Lui la invitò a cena e lei decise di accettare. Ormai aveva ciò che desiderava in mano, stringeva il suo sogno e la sua vita fra le dita, ormai la sua mano era aperta, non era più un pugno chiuso contro il suo futuro. I giorni passavano veloci fra lavoro e amore. Tutto andava per il verso giusto, si specchiava nei suoi occhi, viveva del suo respiro, si cibava del suo amore. Ma tutto cambiò, improvvisamente, in un modo cosi repentino che Gaia non capì come mai. Quell’uomo che amava e che aspettava da sempre era diventato il suo carnefice. Cominciò ad allontanarsi, piano e poi in modo spaventoso. Un pomeriggio di sole decisero di andare al parco, Gaia si vesti con cura, indossò i jeans e il suo maglioncino preferito color cobalto, che faceva risaltare i suoi occhi. Fece cosi per non far trasparire il grigio che aveva dentro, voleva camuffare la sua “pioggia”, sistemò i capelli arruffati e scese ad aspettare Chiri seduta sugli scalini, sperando che quel pallido sole le riscaldasse il sangue gelido che circolava nelle sue vene. Ormai le cose non andavano bene, Chiri era diventato assente e lontano, le poche parole che le rivolgeva erano per sminuirla o metterla a tacere. Arrivati al parco, si sedettero alla solita panchina, quella che aveva condiviso le loro gioie, le risa. Chiri continuava a guardarsi intorno, con lo sguardo cercava chissà cosa, ma di certo non gli occhi di Gaia. Erano seduti l’una di fianco all’altro, ma fra ti loro vi era un grosso muro, lei chiese un chiarimento, doveva capire cosa fosse accaduto, perché era tutto svanito, cosa aveva portato a quel cambiamento? Al suono della sua domanda, Chiri la guardò come se davanti a lui fosse atterrato un ufo … si schiarì la voce e guardando il vuoto dinnanzi a lui, rispose che in lei vedeva una donna da proteggere ma non ne era innamorato, che la loro era solo una storia di puro sesso, di attrazione e passione viscerale ma il suo cuore non le apparteneva. Allora era tutta una menzogna? Quegli occhi che la cercavano, dove lei si specchiava erano solo un grosso inganno? Le parole che lui le aveva sussurrato erano state solo un’esca? Chiri le sputava in faccia quelle parole, incapace di reggere il suo sguardo e nei pochi istanti in cui rivolse il suo viso a quello di Gaia, i suoi occhi erano spenti, non brillavano più al suo sguardo. Chiri l’abbracciò consapevole del male che le stava procurando, ma le sue braccia non tenevano più aggrappati i sentimenti di Gaia, non coprivano più il suo cuore. Le sue orecchie avevano ricevuto quelle parole, che subito vennero assorbite dal cuore rimanendo lì, ferme e immortali a schiacciarlo senza tregua. Piccole cicatrici che si portano dietro, dentro, che fanno soffrire e crescere, che indelebili tengono la nostra mano per la vita, che ci fanno piangere, urlare e pregare che tutto passi. Gaia gli chiese di andare via e lo pregò di non cercarla mai più, per nessun motivo. Sarebbe stata bene, dimenticando quel dolore che ora banchettava con il suo cuore, ma lui doveva sparire! Non ebbe alcuna reazione alle parole di Gaia, restò immobile a guardarla, aspettando il momento giusto per scappare via. Un acquazzone improvviso prese per loro la decisione, andarono via per due strade diverse, voltandosi le spalle, senza se e senza ma, inesorabilmente e per sempre. La pioggia bagnò il viso di Gaia, ormai madido di lacrime, lacrime salate e amare, che come fuoco solcavano il suo volto. Arrivata a casa Gaia prese uno scatolone e con rabbia infilò dentro tutti gli oggetti che Chiri, in quei lunghi mesi di ipocrisia, aveva sparpagliato nella sua abitazione e nella sua vita. Buttò le lenzuola, il suo profumo, che lui diceva di non voler dimenticare e tutti gli oggetti che lui aveva toccato. Doveva sparire tutto … e voleva sparire anche lei! Passarono le ore, i giorni e i mesi, le lacrime continuavano a partire dal cuore e uscire dai suoi occhi azzurri, ormai grigi per il pianto e il dolore che provava. L’amore è gioia e allora perché deve fare cosi male .. aveva riposto il suo cuore nelle mani di un uomo che glielo aveva restituito in poltiglia, ma non poteva agire diversamente. E purtroppo aveva imparato che nulla le era stato dato in cambio. Gaia aveva assaggiato l’amore, quello vero, quello puro ma in un uomo che faceva fatica ad amare … forse solo lei, forse le donne, forse tutto … la mente le stava per esplodere, si strinse la testa fra le mani credendo di poter fare schizzare via quei pensieri che la torturavano, ma fu tutto inutile. Doveva riuscire a liberarsi da quella morsa che la soffocava e stringeva le sue ossa fino a ridurle in polvere. Aveva affrontato un viaggio, che sperava fosse in due, ma era sempre stata da sola, accanto a lei non c’era nessuno e adesso doveva affrontare questo demone e ricominciare … come ormai capitava spesso nella sua vita. Una mattina si svegliò, fece colazione e uscì per andare a lavoro, sulla metropolitana si rese conto che non provava più nulla, era stata ferita a morte, ma quello che provava adesso non era più dolore … era niente! Il futuro cambia e porta con sé quello che di certo credevamo di avere e possiamo solo scegliere di soffrire o di reagire … ma lei voleva rialzarsi. Tornata a casa, dopo una lunga giornata di impegni, decise di salire sul tetto, se ne stava seduta lì, con il suo fedele ipod e il naso in su a mirare le stelle. Un sorriso le tagliò la faccia … quel cielo le sembrò improvvisamente familiare, era lo stesso di quella sera in cui la sua vita era cambiata, quindi era un segno. Il segno che tutto era cambiato, di nuovo. Il segno che dopo ogni dolore, ogni fine, c’è sempre un nuovo inizio … e forse sarebbe arrivata una ennesima fine. Ma cosa importava, si sarebbe rialzata più forte di prima, consapevole di essere forte e pericolosa allo stesso tempo, perché chi si rialza dopo un dolore sa di poter sopravvivere. Una leggera folata di vento le accarezzò il viso, era tiepido, piacevole, Gaia chiuse gli occhi per assaporare quella sensazione che le aveva scaldato l’anima … era arrivata alla fine di questo viaggio e l’unica cosa che avrebbe ricordato era quel cielo stellato che aveva fatto da tetto al suo amore ormai svanito.

 
 
 
 

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