Il futuro sociale, politico, economico e culturale del mondo.

Il futuro sociale, politico, economico e culturale del mondo.

 

La tecnologia progredisce di giorno in giorno. La percezione del tempo, dettata dalle scoperte scientifiche, è totalmente mutata. Il ruolo e l’utilità dell’uomo nel lavoro sono liquefatti e incerti. Partendo da queste considerazioni oggettive, è necessario che l’uomo si interroghi, culturalmente e politicamente, su quale potrà essere o su quale dovrebbe essere il suo futuro.

 

Mi piacerebbe cercare di analizzare, con veggente sensibilità, quale mondo ci troveremo davanti e sopratutto se saremo pronti ad affrontarlo. Come il titolo stesso dell’articolo fa intendere, lo stravolgimento dell’umanità credo toccherà ogni dimensione della vita umana, dai rapporti sociali al concetto di economia; dalla struttura politica agli oggetti di studio della cultura.
Credo che, in primo luogo, sia necessario capire che la transvalutazione degli elementi meccanici della nostra società avverrà cronologicamente partendo dall’economia. Il lavoro sta cambiando con velocità impressionante, e la direzione in cui sta andando è quella della robotizzazione dei processi di produzione e di offerta di beni e servizi. Per stare sul concreto senza sembrare troppo profetici, potremmo pensare alle biglietterie delle stazioni ferroviarie ed alle casse dei supermercati. Oggi la maggior parte delle persone utilizza le biglietterie elettroniche per acquistare i biglietti del treno, e le stazioni in questo senso sono sempre più attrezzate. Sono sicuro, quindi, che fino a venti anni fa le biglietterie “ umane “ delle stazioni avessero almeno il doppio dei dipendenti che ci lavoravano, mentre ora la tecnologia e la robotica rende tutto più semplice. Allo stesso modo, ma in maniera visivamente più impressionante, le casse dei supermercati sono sempre più dotate di casse automatiche, in cui il cliente e consumatore si occupa di collaborare con la macchina per sostituire il lavoro del cassiere. Dico che visivamente questo fenomeno è più impressionante perché se immaginiamo i grandi supermercati, possiamo immaginare che abbiamo talvolta venti o più casse, e significa che venti persone in un singolo supermercato perderanno il lavoro probabilmente nei prossimi cinque o dieci anni.
Gli stolti ed i più ignoranti penseranno o diranno ( parlo anche di politici ) che andrà imposta una tassa sulle macchine per colmare la perdita di forza-lavoro umana, senza capire che il fatto che l’uomo lavori meno non è un problema, se la produzione rimane qualitativamente e quantitativamente immutata. Perciò, semplicemente, l’uomo lavora meno, e la macchina produce per lui. Quindi, riassumendo, il lavoro e l’economia stanno drasticamente cambiando, perché le macchine stanno sempre più prendendo il posto dell’uomo. A questo punto però nasce una nuova problematica, che è di tipo burocratico ed organizzativo e, in secondo luogo, etico e filosofico. Immaginiamo allora che questo processo di automatizzazione del lavoro continui progressivamente, fino ad una situazione in cui la macchina produce tutto, e l’uomo non lavora più. Credete che sia fantascienza? Una ricerca fatta da due studiosi di Oxford, Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne, prevede che entro vent’anni il 47% dei lavori negli Stati Uniti potrebbe subire il processo di robotizzazione.
Il fatto che la produzione potrebbe prescindere dal lavoro umano inserisce la prima domanda su cui la politica dovrebbe ragionare, invece di parlare di questioni futili ed autoreferenziali: come verranno ridistribuite le risorse, se non in base al merito produttivo e lavorativo come ora accade? Se nessun uomo produrrà o farà più degli altri, chi meriterà più cibo, più abiti, più elettrodomestici? La risposta più banale ed immediata potrebbe essere quella che suggerisce di ridistribuire in maniera eguale le risorse nei confronti di tutti gli uomini, ma considerandoci appunto uomini e non macchine, possiamo contro-replicare che per la stessa natura umana, in cui il desiderio di occupare le categorie alte della società è ancestralmente presente, questo sarebbe irrealizzabile.
Abbiamo allora capito che il tema della redistribuzione dei beni e dei servizi è il primo punto, di natura economica, su cui ragionare.

 

La questione politica è consequenziale. Oggi la politica, in un mondo industrializzato e ormai digitalizzato, si occupa principalmente di gestione delle risorse economiche e finanziarie, ma se le risorse saranno prodotte dalle macchine, il lavoro, la ricchezza, la dignità economica saranno problemi affrontati e superati nella stessa creazione della costituzione economica del paese.
Alla politica, quindi, toccherà occuparsi dello spirito del popolo, dei diritti e delle questioni morali dei suoi cittadini. Inoltre, in una società in cui il tempo libero dell’uomo corrisponderà con il totale del tempo di vita a disposizione, potrà essere lo stesso cittadino a fare politica e ad essere politico, tramite azioni di democrazia diretta. E’ fondamentale perciò che la politica capisca che il mondo sta cambiando, e che se non saprà gestire queste profonde mutazioni, i rischi sono seri e non indifferenti.
Visto quindi che il primo passaggio da affrontare sarà quello dell’organizzazione politica ed economica, viene da chiedersi come cambierà la società nel senso relazionale, e come la cultura, di cui l’uomo per sua natura si occupa, si trasformerà.
Il fatto di avere una quantità di tempo libero che corrisponde alle 24 ore della giornata, fa sì che ci si chieda come le relazioni delle persone devono instaurarsi, e quali dinamiche seguiranno. Se oggi i rapporti sociali spesso si basano ipocritamente sulla situazione economica personale, sull’omogeneizzazione delle masse, sul bisogno di occupare il tempo per non cadere nella solitudine, in un mondo in cui il denaro non esisterà più, ed in cui avremmo il tempo disponibile per fare ciò che vorremo, come ci relazioneremo con le persone?
E, successivamente, se oggi la cultura ( intesa come esercizio dell’intelletto umano per l’espressione di ragionamenti e di emozioni ) si occupa di comprendere il mondo nei suoi aspetti politici, economici, sociali, etici, di cosa si occuperà quando la politica e l’economia saranno questioni secondarie, perché affidate al lavoro delle macchine? Quando avremo tempo libero, quando non sarà il denaro a determinare quanto valiamo, a che cosa penseremo? Io credo, personalmente, che l’esclusione della politica e dell’economia dal panorama culturale riporterà l’uomo ad occuparsi prevalentemente dell’aspetto essenziale della sua vita, ovvero il suo senso. L’uomo, che non si preoccuperà più di pensare al lavoro, alla politica, al denaro, avrà il tempo e la voglia di riflettere su se stesso, e allora si tornerà ad operare un culto religioso e sentimentale dell’uomo; sarà un nuovo umanesimo.

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