Questo argomento contiene 1 risposta, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Loris Elio Sardelli 4 anni, 3 mesi fa.

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  • #2482

    @iorado
    Partecipante

    Bramo ora parlare dell’Amore come sentimento mistico, sovranaturale, ed ho solamente diciassette anni ancor da compiere perciò spero non vi sia giovanile speranza colta nei miei scritti, perchè posso assicurare che è frutto di mio pensiero cosciente seppur di sentimento surreale. Pur nella mia apparentemente spensierata età ho avuto la fortuna/sfortuna di viver il più malato degli amori, il più maturo ed irreale. Vi è da ammettere che una mente ancora in via di crescita non avrebbe da esser sottoposta a pressioni tali che portano ad uscire da una normale vita, eppure probabilmente son stato segnato da questo vissuto, e ne prendo consapevolezza, sì, forse è questa una delle cose di cui più vado fiero ma mi rammarico: la consapevolezza, perchè in grado di pormi in altezze sconosciute ma tanto alte da farmi scorgere delle volte cosa ci sia dove io sogno,cioè, delle volte, il banale dramma.
    Ed io vivo l’Amore ora come fosse una malattia od una sostanza con effetti psicoattivi, che devia psicologicamente.
    Ho io amato follemente, non lo si metta in dubbio, e questo amore ha portato in un’altra realtà, in un altro cosmo: perchè le avevo promesso di portarla via da questa visione banale della realtà, e così ho fatto, ma ci siam persi; non mi si prenda per folle nella negatività dell’espressione ma era stato creato un mondo ultraterreno, come in alcuni momenti ci rifugiassimo in un angolo remoto di un altro infinito, e questo cosmo esisteva, esiste, infondo; è un percepire delle determinate emozioni, è uno specchio posto difronte agli occhi dell’Animo, è il sentirsi a chilometri di distanza, è la predestinata che m’avverte del trasferimento ed io che giungo a destinazione in un batter d’occhio; ci si rifugiava dove tutto è possibile e supera ogni legge. Però nei momenti di improvvisa decadenza era accompagnata essa dalla struttura psicologica d’entrambi, ricaduta nella Follia e nella disperazione, nel timore d’ogni cosa, nei pianti lunghi ore e nelle mani a stringere schizzofrenicamente i capelli come unico sfogo di una energia interiore inarrestabile, quasi funesta.
    Si comprenda perciò il dramma della mia concezione di Amore, il piacere dell’andar oltre ogni stadio di conoscenza, il delirare assieme, il credere in illusioni sentite, il piacere nel vedere la sanità dell’altro crollare dando vita alle relativamente migliori poesie si sian mai lette; l’amore proprio come malattia da cui non è facile uscire, in cui è facile ricadere, e non s’è nichilisti come i cristiani nel credere la provenienza del sentimento come ignota, s’è semplicemente coscienti di ciò che ci va oltre, non affidandosi, stupidamente, al rancore di una sconfitta reincarnata in pensiero ed ideali ( – anche valori- ) ma affidandosi a chi ci accompagna nella vita, a chi può essere la nostra serenità diffusa in ogni nostro millesimo vitale od a chi può essere chi ti sta accanto facendoti la cupa compagnia di chi ti scoraggia in ogni cosa che fai.

    #2533

    Loris Elio Sardelli
    Partecipante

    Caro Dario,
    vorrei scriverti ciò che già scrissi in altre riflessioni, su altri luoghi, affinché divengano per tutti noi spunti profondi di risposte riflessive:

    Amore si traduce nel termine kāma in lingua sanscrita
    “l’unione tra la luce divina [ka] e la realtà finita [m] dell’uomo”, “la misura [m] della relazione con la luce divina [ka] , incontro tra l’infinito [ka] e il finito [m]”, “amare”
    In latino (k)amo-are amare
    in altre parole “amore” o kāma è la misura umana della luce divina, quando pertanto l’uomo si affianca amichevolmente a Dio

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