Cosa rischia l’Italia se nulla cambia

Cosa rischia l’Italia se nulla cambia

 

Il vento che soffia in Italia, come suggeritomi pochi giorni fa da un caro amico, ricorda molto quello che soffiava nei primi anni del secolo scorso, quando le piazze gridavano contro il governo, gli elementi estremisti della società iniziavano a riempire le strade e le azioni futuriste smuovevano l’atmosfera. Ad accomunare questi due momenti storici c’è un principale fatto: l’immobilismo politico. Come durante l’inizio del ‘900 i governi cambiano spesso e le maggioranze non sono stabili e mutano facilmente, senza che le dinamiche parlamentari siano ancorate ad un minimo principio d’ideale; esse sono invece mosse dal solito spassionato amore per il potere, che da quando l’uomo esiste contamina la possibilità di avere una classe dirigente che operi con la logica, invece che con il solito atteggiamento opportunistico. L’altro elemento importante è la perdita di distinzione ed identità dei partiti. Le rivoluzioni nascono quando il popolo crede che non ci sia più nulla da fare, in senso costituzionale, per risolvere la situazione, così nascono istinti di violenza, giustificati dal desiderio di cambiare le cose. Se i partiti non si distinguono più per i propri progetti ed atteggiamenti politici, il cittadino che vede il proprio paese fermo da tempo crede che nemmeno gli altri partiti, uguali a quelli di governo, possano cambiare le cose, così ricorre alla violenza.
Da anni, circa venti, si alternano governi di centro-destra e centro-sinistra, che fanno delle promesse elettorali mai mantenute. Nel corso degli anni, mentre inizialmente le promesse erano distinte, i programmi si sono sempre più avvicinati, e la lotta politica non si basava più sul determinare cosa fosse bene per il paese, bensì su chi l’avrebbe fatto. E’ scontato dire che, alla fine, nessuno faceva nulla. Destra e sinistra promettono l’abbassamento delle tasse, la creazione di posti di lavoro, la crescita industriale, la sicurezza sociale. Ma da anni non si vedono riforme degne di tale nome.

 

Si può allora pensare che questo schifoso e strisciante immobilismo politico, che urta i nervi del cittadino molto più di qualsiasi scelta sbagliata, debba essere arrestato dal popolo in forma diretta, se non è possibile arrestarlo tramite le istituzioni costituzionali. Ciò su cui voglio concentrarmi è il fatto che non è a rischio la tenuta del Partito Democratico o di Forza Italia, è invece a rischio la tenuta dell’intero apparato democratico italiano. Se la società percepisce che nulla cambia dentro il Parlamento, farà sì che le cose cambino da fuori, ed è qui che ritorneranno le movimentazioni popolari di piazza, violente e feroci, anarchiche ed estremiste. Rischiamo che nuove forme di movimenti futuristi ( in senso politico ) e fascisti irrompano nel panorama sociale italiano, mutandolo radicalmente e velocemente. E la vera minaccia non è rappresentata solo da quella parte di estrema destra, razzista e populista. La vera minaccia è rappresentata da coloro che sentono i loro diritti economici, sociali e politici violati, e che si sentono, per questa ragione, in diritto di fare qualsiasi cosa pur di riconquistare la propria dignità.

 

I tempi di rivoluzione nascono quando le acque sono calme nella superficie; come l’amore nasce nella libertà e il desiderio di libertà nasce nell’amore; come il desiderio d’estate nasce d’inverno e quello d’inverno nasce d’estate. In questo modo, se la superficie non si scuote, saranno i fondali, le parti più profonde della società a smuovere le cose, ribaltandole senza giudizio. E non sarà di certo una rivoluzione democratica.

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