Arte o verità?

Arte o verità?

 

Nella vita di un uomo ed una donna vi è un punto che determina, in base allo spirito con cui si intraprende una determinata scelta, l’indirizzo della vita stessa nelle sue sfumature e nelle sue esperienze.
Nel corso dei miei processi di elaborazione del pensiero e delle idee è arrivato un momento in cui ho capito una cosa, che da una parte mi ha tremendamente spaventato, ma dall’altra mi ha colorato la vita di una dolce ed eccitante energia; l’idea di cui parlo è quella per cui nella vita, generalizzando ed escludendo alcune eccezioni a sé stanti, la verità è sempre tragica. Nelle relazioni interpersonali, nella propria essenza personale e nel senso del mondo, se si vuole dare una risposta vera essa sarà, a causa della limitatezza dell’uomo, sempre tremenda, triste, nichilista. Il senso della vita, ripeto entro i limiti dell’esistenza umana, è nullo ed inesistente, viviamo solo perché non ci poniamo certe domande. Questo concetto, espresso anche in un’intervista dal famosissimo Woody Allen, è stato già esplicitato da molti artisti, filosofi, sociologi nel corso della storia, ma rimane una di quelle problematiche esistenziali che l’individuo e la società per tutelare se stesso nasconde sotto una montagna di sabbia, in modo da non sentirne nemmeno l’odore, malandato e tetro.
Occorre chiedersi però, a questo punto, che cosa sia conveniente non tanto per il proprio rigore morale e intellettuale, che avrebbe bisogno di una risposta vera e razionale ( perciò funesta ) , quanto invece cosa sia conveniente per lo spirito umano, per l’anima umana, per la mente umana. Ammettere una verità che uccide è virtù? Ammettere l’insensatezza della vita, seppure reale, è motivo di gloria? Ci vuole un gran coraggio ed un grande senso di autodistruzione per ammettere questa verità. Ci vuole invece una tenera ma ragionevole codardia per trovare una via che permetta di vivere la vita come essa è degna di essere vissuta, e cioè senza pensarla.
Cercare la verità è sempre e comunque un gesto di rilevanza morale, ma tutto ciò va equilibrato con l’innata necessità di sopravvivenza. Potremmo rifarci in questo senso al testo che ho scritto sul tema della coscienza, ed infondo è simile: ne vale la pena di sacrificare la propria coscienza per conoscere il mondo? Alla fine del testo la mia risposta è stata negativa. E’ però doveroso che ognuno si ponga questa domanda: voglio la verità, o voglio l’arte dell’illusione? Credo che abbia più senso, dal mio punto di vista, godere largamente dell’illusione che fortunatamente la nostra mente ci offre, facendo della vita un’opera d’arte, in senso dannunziano.
Io, personalmente, ho deciso di trovare la terza via dialettica che mi permetta di vivere la vita al meglio: ho deciso di avere minima coscienza della verità, affiancata dall’enorme coscienza dell’inutilità di tale verità, concettualmente. Così, giorno dopo giorno, cerco di fare della mia vita un’opera d’arte, nei minimi momenti della quotidianità ho il bisogno di dare quel tocco di magia ad ogni cosa, che sia la passione filosofica, che sia lo studio, che sia l’amore.

 

Ponetevi quindi questa domanda, e rispondete con sincerità ed impegno, se volete che la vostra vita, a prescindere dall’esito della decisione, sia almeno onesta.

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