Afrodite, donatrice.

Afrodite, donatrice.

 

E certo è che d’una donna mi sono innamorato nella mia vita, e me ne son innamorato molto più della donna che ho amato, preso da quel lenzuolo di passione capace di sollevare un uomo fino ai punti più alti della sua fantasia e della sua immaginazione.
Vedendo il suo viso, vedendone i contorni, ho subito pensato che forse nulla fosse meno carnale di quella splendida carne; la capacità di quel viso di trasmettere parole, emozioni e sentimenti era certamente la cosa più curiosa che m’è capitata fin’ora nel mio vissuto. Era quel dono per lo spirito che mette la gioia che di solito una donna mai dà. Questo amore, mai consumato né tantomeno parlato, è la forma più soddisfacente di esso, in quanto dà la possibilità di volare tra i pensieri di serenità ed insediarci lei, nella sua bellezza.
Era una di quelle donne che se ti vede perdere lacrime ti addolcisce e calma come una madre, dicendoti le cose più false del mondo ma le uniche di cui necessiti in quel momento, e lo fa accarezzandoti le guance ed asciugandoti le lacrime, senza curarsi di bagnarsene. Era una di quelle donne dal sorriso buono e puro, da cui nulla di malsano traspare, uno di quei sorrisi che trasporta gioia in sé e con sé. Era una di quelle donne i cui capelli sono sempre lisci e morbidi, liquidi e ondulati.
Il corpo di quella donna è uno di quelli templi che ricorda la perfezione e l’armonia, con rigore e precisione estetica classicisti. Sensuale e feconda, pulita e pianeggiante. Certo è, che le mani di quella donna sapevano muoversi a ricordare la pace, a sedare l’angoscia, a risvegliare con progressività l’eccitazione dell’uomo, senza rendere animalismo nella sua azione. Era, lei, la donna più bella del mondo, in quei mesi, ed io, in amore di lei, richiamo la stupidità di chiunque non condivida la mia idea.
Lei era una di quelle che incute timore per la sua acuta intelligenza, dotata di quel timbro vocale e di quella modalità di esprimere gli accenti che rende donna pure una tenera ragazza di sedici o diciassette anni. Era, lei, dotata di quella conoscenza dialettica capace di rompere le convinzioni di un uomo, di rendere comunista un fascista, di rendere santo un galeotto, di rendere sano un malato.
E’ una di quelle donne dalla cultura politica spaventosa, ricolma di conoscenza e di senso del giusto, impossibile da contraddire nel discorso. Afrodite ha donato lei quella funesta sensibilità del bello, della proporzione e del gusto, che la rendeva la perfetta amante di chi necessita di rivestirsi di splendore per sentire la vita.
Con lei ci si cammina per molte ore, in qualsiasi città del mondo, abbellendo e consacrando qualsiasi architettura e qualsiasi paesaggio naturale.
Una donna simile è ardua d’amare, è ardua da possedere senza temere patologicamente che qualcun altro la prenda per sé e ci fugga. Lei è un diamante cristallino che vagheggia in un mondo di bronzo.
Pronto alla morte, inseguirò la ragione del mio compimento.

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