Sulla libertà di parola.

Sulla libertà di parola.

 

Ciò che più fa soffrire un amante della libertà è non poterla esprimere. Come ho detto prima, ne può veramente nascere una situazione di disagio culturale in cui l’individuo è costretto a limitarsi, per salvaguardare la propria immagine e la propria appartenenza al gruppo di maggioranza nella società, desiderio che infondo quasi ogni uomo ha dentro. Potrei passare delle ore e spendere centinaia di pagine per ricercare le ragioni per cui un uomo soffre quando la comunità lo giudica per le proprie idee e quando l’ipocrisia e la diplomazia valgono più delle sue convinzioni, ma non è questo l’obiettivo di questo libro. Piuttosto, in questo libro, e precisamente in questo capitolo, cercherò di argomentare le ragioni per cui credo ognuno debba essere libero di esprimere se stesso tramite la parola in qualsiasi modo egli preferisca farlo.
Prima di partire con l’argomentazione propositiva, sarebbe corretto parlare del fenomeno da cui nasce questa proposta di creare un nuovo sistema comunicativo slegato dal politicamente corretto.
Nella mia breve esperienza di vita ho purtroppo molto sofferto il fatto di dover limitare la mia parola, il mio pensiero, perché le conseguenze verso la mia persona non sarebbero state positive da parte delle istituzioni in cui mi trovo quotidianamente tutt’ora: le scuole.
Chiaramente non sto parlando delle scuole elementari, tanto meno delle scuole medie, in cui il bambino ancora non ha la facoltà di costruire degli ideali solidi e difficilmente mutabili; è importante precisare questo dato che la privazione della libertà di espressione diventa dolorosa dal momento in cui l’individuo investe se stesso in questi ideali, e perciò ogni attacco comunicativo nei suoi confronti diventa un danno allo spirito dell’essere sociale.
L’affermazione che sto per fare ora è un’affermazione facilmente accertabile consultando un qualsiasi studente della scuola secondaria di secondo grado ( scuole superiori ). La scuola oggi nel percorso scolastico non si degna di chiedere allo studente il proprio parere sugli argomenti che tratta, e la cosa più grave è che se il pensiero espresso non è un pensiero conformista, l’immagine dello stesso ne risente. Ed io ne sono testimone. Se per caso durante una lezione in classe si sta parlando di religioni ed uno studente si permette di criticare la religione di un compagno, l’insegnante interviene perché “ si sta mancando di rispetto “ . Se però si dicesse che tutte le religioni hanno un senso e devono godere di uguale rispetto filosofico, nessuno interverrebbe se non per congratularsi “ del buon senso “ . Capisco possa essere difficile capire queste righe in quanto, istintivamente, chiunque direbbe che nel primo caso la fine della discussione è dovuta ad una mancanza di rispetto e proprio su questo mi voglio soffermare, ovvero: perché mancare di rispetto deve essere un crimine secondo il buon senso? E quando criticare con tutta sincerità un concetto, una persona od altro diventa irrispettoso e da condannare?
Il problema qui è dato puramente dal fatto che comunemente l’offesa, non necessariamente tramite il torpiloquio, non è accettabile in una discussione. Ma ciò che io infantilmente mi chiedo, richiamando a galla il fanciullino pascoliano che sta in me, è: perché non posso offendere? Mi sembra che in una società libera è necessario assicurare anche la libertà della parola, sempre assicurando la sicurezza dell’individuo. Ovviamente condanno la minaccia esplicita perché attacca i diritti fondamentali dell’individuo. Ma se io sto discutendo con una persona, perché per l’opinione pubblica se le dico: – Stai dicendo una cazzata – , o – Sei assolutamente un deficiente – , io sto uscendo dalla sfera della civiltà? Siamo veramente così ignoranti da ritenere civile un’espressione in base al lessico? Perché dovrei dire: – Per il mio parere ciò in cui credi è poco valido – invece di dire: – La tua religione è inutile – se la seconda forma espressiva rispecchia meglio la mia idea e ciò che voglio esprimere? E se infondo la trovo anche più simpatica ed efficiente per minare l’emotività dell’interlocutore? In una discussione entrambe le parti hanno lo scopo di far ammettere all’altro la propria ragione, ed io credo ognuno debba usare i mezzi che preferisce per farlo.
Tutto ciò succede nei talk show, spesso in famiglia, troppo spesso a scuola ( escludo il torpiloquio dalla scuola per una questione di rispetto verso l’istituzione ) , mentre questo non succede mai al bar tra amici, che infondo ammettiamolo, è il luogo in cui le discussioni si svolgono con più sincerità e libertà, ed è la situazione in cui credo il dialogo, più civile che mai nonostante la marea di offese e parolacce che cadono, sia più costruttivo.
La specialità della libertà di parola è che permette di esprimere ogni singola emozione umana. Io non sono venuto qua a fare il profeta di quella che dovrà essere la società ideale! Io semplicemente mi voglio esprimere, voglio essere irrispettoso, irriverente, imponente! Ma in tutto ciò darò libertà a chiunque di dire ciò che pensa, ed ascolterò chiunque. Nella discussione vera e pura chiunque ascolta chiunque, chiunque offende e critica chiunque. La libertà sta in questo. Non vorrò mai prendermi la responsabilità di dover riparare il danno di una mia parola, dato che la parola è il mezzo tramite il quale poter recar danno, culturalmente, al secondo soggetto della discussione senza doversi assumere responsabilità civili o penali, perché la parola ferisce, ma come dice Nicola Porro: – La libertà è più importante dell’uguaglianza – .
Io, giovane uomo, sento il bisogno di utilizzare la comunicazione come mezzo per esprimere me stesso, ed ho bisogno di tutto ciò, altrimenti voi mi uccidete, distruggete il mio animo, ed io sono fragile in tutto ciò. Non spingetemi a logorare il mio animo.
Nella visione filosofia di questa questione, va considerato quando la parola è troppo distruttiva, e quando deve essere libera. La parola è eccessivamente distruttiva quando diventa una minaccia concreta ed esplicita. Nessun liberale né nessun libertario potrà mai accettare la concreta apologia di reato, ovvero la minaccia di sicurezza in sé. Però anche qua ci dev’essere un ragionamento di mezzo che delinea i limiti entro i quali si parla di apologia ed entro i quali si parla di ideologia politica.
Personalmente, non ritengo apologia di reato l’espressione di un’ideologia fascista. E’ successo pochi giorni fa che alcuni ragazzi appartenenti al movimento politico “ Casa Pound “ , ritenuto neo-fascista- ha manifestato le proprie idee, ed è conseguentemente successo che un comitato studentesco ha esposto dei cartelloni in opposizione a quel fatto. Ora, voglio ricordare per la seconda volta che non mi sento affatto di appoggiare né il fascismo, né Casa Pound, in quanto ideologicamente e politicamente inutile, ma non potrò mai negare a nessuno di esprimere il proprio pensiero. A questo punto, non mi permetterei mai di ordinare ai comitati studenteschi di estrema sinistra di vietargli i cartelloni ed i manifesti, ma mi posso permettere in totale libertà di giudicarli scorretti, inutili ed ininfluenti! Anche il fascista ha il diritto di predicare il suo ideale sociale, in totale libertà, a meno che non minacci l’incolumità del cittadino.
E allora smettiamola con queste fandonie, l’estrema sinistra può essere pericolosa quanto l’estrema destra, storicamente parlando. Fatto sta che non stiamo parlando di questo, bensì di libertà espressiva, che a chiunque la richieda va riconosciuta.
Questa teoria è parzialmente anticipata da Hegel, che definisce la coscienza infelice come condizione in cui l’individuo, realizzando che non può difendere la propria libertà completa, soffre la condizione stessa entrando in una situazione in cui è costretto a limitare il proprio pensiero, la propria spiritualità culturale, barattandola con la sicurezza di far parte di una fetta di società che tutelerà l’immagine politicamente corretta del pensatore.
Ma quali sono i rischi e pericoli di questo meccanismo di difesa? Da cui oltre tutto, tacitamente, Freud ha ricavato molte sue teorie psicanalitiche? Il rischio fondamentale è che si finisca per soffrire di una patologica nevrosi culturale, in cui l’individuo si costringe all’omologazione in stereotipi sociali ed antropologici, sforzando i propri comportamenti verso quella direzione, incorrendo in una decisiva perdita e sfumatura della propria identità, sviluppando una crisi identitaria. E’ sotto gli occhi di tutti eppure nessuno denuncia questa violenza solamente perché non la si nota così tanto, e potrà sembrarvi strano ma è decisamente più grave censurare l’offesa tramite il politicamente corretto che lasciare che ognuno si esprima a proprio piacimento. Non è più accettabile, in un mondo in cui miliardi di informazioni navigano tra di noi ogni giorno, informazioni dai contenuti più vari e particolari, più cruenti ed infimi, che si possa pensare di censurare la parola. Nietzsche vi maledirebbe, e vi maledico pure io.
In conclusione, la libertà della parola è un elemento fondamentale su cui si basa il livello di democrazia di una società, e ciò non significa che va accettato solamente ciò che l’élite intellettuale considera più democratico, ma significa accettare ogni cosa purché fine solamente all’espressione culturale di sé. Non si possono più accettare stupri d’ideologia, si devono mettere da parte il finto buonismo e l’odiosa ipocrisia, per potersi permette la gioia di dire di tutto e di ascoltare di tutto.

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