I ‪#‎diamanti‬ e la ‪#‎felicità‬

I ‪#‎diamanti‬ e la ‪#‎felicità‬

 
 

un diamante è una gemmazione tetraedrica del carbonio avente base atomica 6 ed elemento alla base della chimica organica del pianeta alias la vita, così come il ciclo del carbonio-azoto fornisce gran parte dell’energia prodotta dalle stelle.
Tale gemmazione avviene in presenza di altissime pressioni, come quelle che riceviamo dalla vita.
A tali altissime pressioni fanno da madre le ‪#‎olivine‬ che sono costituenti fondamentali di molte rocce, soprattutto di quelle magmatiche ultramafiche e mafiche (povere di silice), sia intrusive che effusive, come le duniti (più del 90% di olivina), le peridotiti ed alcuni basalti. Le olivine rappresentano il primo minerale a cristallizzare da un fuso del mantello terrestre, proprio come le prime reazioni di un essere umano;
è proprio come le prime reazioni di un essere umano, esse hanno una poliedricità tale e comprendono una serie isomorfa che va dalla forsterite (estremo magnesifero) alla fayalite (estremo ferrifero). Tali termini estremi sono praticamente inesistenti in natura, siamo pertanto oltre gli estremi del noto sprofondando nell’ignoto.
A queste condizioni si formano i #diamanti e si formano secondo una struttura perfetta tetraedrica (triangoli inscritti in una sfera) e suoi multipli che Euclide ebbe virtù di riprodurre matematicamente e geometricamente.
Tale apparente solidità e perfezione, talis qualis all’anelito della #felicità racchiude però un piccolo grande dettaglio di vulnerabilità.
Proprio come la felicità così difficile a raggiungersi, se non in condizioni estremamente complicate o estremamente semplici è vacua.
Vacua perché il diamante è la forma termodinamicamente instabile del carbonio che, in teoria per la seconda legge della termodinamica, dovrebbe trasformarsi interamente in grafite. Ciò non avviene perché c’è bisogno di una traslazione degli atomi di carbonio che, essendo legati gli uni agli altri in una struttura a tetraedro, è impedita cineticamente.
Quindi il diamante è instabile dal punto di vista termodinamico ma stabile dal punto di vista cinetico. Come la #felicità , che se
sia cinetica andando donando e andando ricevendo col cuore e la mente e senza mete e scopi precisi, a mo’ di clochard, si alimenta; viceversa se scaldata dall’ego umano si sgretola.
Rari sono i diamanti, rara è la felicità le cui componenti di base, sia oramai chiaro, dipendono da noi.
Buona felicità a tutti nel donare e saper ricevere senza regole alcune, che la natura farà il resto proprio come con i diamanti stessi; così semplice da essere così complicato.

 
 
 

 
Una amica colta e saggia, su FB, mi pone il seguente commento che cito testualmente:
 
La felicita’ e’ uno stato d essere che si ha ogni volta che purificata dal superfluo tocchi in te quel diamante ..l essenza piu’ reale e profonda … felicita’ viene da felix ..fertilita’… terreno fertile per molti ..
 
questa la mia risposta che desidero riportarvi onde fornire maggiori informazioni sull’etimo #felicità:
 
in realtà, [felix] così come [fellator] così come [fetus] così come [femina] così come [felo-are] o in ultimo [feconda] sono derive latine (i latini erano di molto pragmatici) matriarcali che certamente hanno a che vedere con i gesti materni di amorevolezza e fertilità feconda che portino alla felicità, più che la felicità in sè; sono cioè moti che assolutamente portano lì. Se volessimo risalire all’etimo vero e proprio, trasalendo le azioni che possano, correttamente, portare allo status di felicità dovremmo cambiare radici. Dovremmo pertanto volgerci verso il sanscrito dove il termine felicità era precisamente indicato quale [ka] ove [k] designava un moto curvilineo ed [a] un portare a compimento tale moto, una sorta di quadratura del cerchio. In derivazione, nel greco, troviamo [candorus] e nel latino [candeo-ere] alias essere di un bianco brillante. Da [ka] ritroviamo, poi, [kā] desiderare alias [de sidera] dalle stelle , [kam] amare, [kās] essere brillante come una stella ed anche [eka] il sorgere [e] della luce [ka]. Di concerto a [ka] vi è poi [na] alias acque primordiali, l’unione di [ka] e di [na] portano alla perfetta conoscenza, spossessata dai fardelli materiali, dediti ad un viaggio incessante verso l’Universo tali da fondersi con tutte le cose mobili ed immobili del creato [viśvaya sthātur jagato janitrīh] perchè l’essere umano, al contrario del diamante, ha in più l'[an] cioè il respiro, l’anima con la quale trascende allo spirito universale, quello che la chiesa cattolica chiama spirito santo
 

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